E’ anche il rifugio preferito dai ratti oÂ,  e’ una forma di vaneggiamento, di instancabile attivita’, di delirio. Il povero vetraio , stupito ed emozionato dalla presenza regale soffiò con forza particolare la bottiglia di vetro che stava lavorando ottenendo un bottiglione grosso e panciuto che venne appunto chiamato ” Dame Jeanne “in omaggio alla regina di passaggio. ” che tradotto significa “sei una persona poco affidabile ” in quanto ovviamente per latrina si intende il gabinetto destinato a funzioni poco onorevoli. Magrissimo – sicco, sicco Palià (bastonare, percuotere) da Apaleà r (idem). Voi col vostro libro avete scoperta una sordida piaga onde affetto il basso strato della plebe napoletana. M’aggia accattà na smorfia cchiù modern addo ce stanno pure e parole modern’ Però m’arricordo ca ‘na vota aggio sentuto ch’a radio fà 30. Trunar :  e’ il fabbricante di fuochi artificiali. In molti casi erano talmente pesanti da allungare il lobo dell’orecchio. Sorry, preview is currently unavailable. Se invece ci riferiamo ai genitali maschili …….. Infatti “thapto”, che significa “seppellire”, sembra meglio adattarsi al partenopeo “tauto” o “tavuto” . Sciasciòna . Zeccola: Con questo termine  si identificano i nottolini o paletti che servono a tenere ferme le porte o le finestre. Chianiello, invece, e’ la Chianella che e’ la pantofola e deriva dal latino Planus che significa piano (nel senso di pianeggiante). Per quanto riguarda l’origine di questo vocabolo l’ipotesi piu’ accreditata vuole la provenienza dal francese CROQUEMORT di cui “croque” si traduce “divorare” e “mort” che non mi sembra il caso di tradurre. Il luogo accompagnato da un grande disordine e spesso scarsa pulizia è soprannominato ” Lido Mappatella “o ” Mappatella beach “. Centrella: Molto interessante ed antico il vocabolo “centrella” e’ una specie di chiodino che serve ai calzolai per riparare le scarpe. L’origine e’ senz’altro greca. Il termineâartetecaâ deriva invece dal latino âarthritica â, che deriva a sua volta da âarthronâ (giuntura). La sgradevolezza linguistica del cafone, all’inizio riferita solo all’accento, si è poi estesa a quello che dice, e a quello che fa. Il napoletano fa riferimento alla centrella per indicare una preoccupazione, un pensiero assillante. demonio, spirito maligno. Quando queste qualita’ venivano ad appiattirsi ed inesorabilmente eliminarsi con il trascorrere degli anni, il povero ex-giovane attore doveva in qualche modo evitare che il pubblico vedesse sul suo volto i segni del tempo. Tavuto (bara, cassa da morto ) da Ataud (idem). â Lazzaro/Lazzarone ( persona scostumata e malvestita ) da Là zaro ( cencioso, lebbroso ). Arrabbiatissimo – assaje ‘ncazzate. Frije âe pisce e guarda âa gatta: Friggi il pesce e guarda la gatta. Una la vuole originaria dallo spagnolo “andrajo” che vuol dire cencio, straccio. Jacuvèlla: Da sempre il nome Giacomo, impropriamente, e’ anche indicativo di persona sempliciotta e leggermente sciocca. quindici) pari alla distanza intercorrente tra il pollice e l’indice della mano distesa. Questo proverbio mette in guardia dallâaccompagnarsi con gli stupidi, perché possono danneggiare anche persone intelligenti. E’ anche un detto che viene affibbiato a colui che prima di decidersi a fare un acquisto visita innumerevoli negozi per informarsi dei prezzi dellâarticolo cercato, per confrontarli e metterli a paragone. Nenna/Ninno ( bambino, bambina) da Nino (idem). Cagliosa: Questo termine indica una percossa, oppure un colpo sferrato in maniera talmente forte che il ricevente resta sorpreso e ammutolito , ma può anche significare una richiesta di danaro “avanzato”. Recentemente e’ stato adottato nell’ambito calcistico per indicare un tiro calciato in rete in maniera tanto potente e veloce che il portiere lo vede passare senza poter fare nulla.‘ L’origine si riferisce al napoletano CAGLIA’ ( tacere, sopportare) il quale proviene dallo spagnolo CALLAR (tacere) il quale, a sua volta, deriva dal latino volgare CALLARE (lasciar andare). I padri potevano fare quello e altro alle bambine petulanti. Infatti se in italiano si aggiunge il suffisso -issimo, nel napoletano si preferisce usare altri espe dienti linguistici come un avverbio insieme al comparativo o il superlativo relativo. La composizione di questo vocabolo, formato dalle parole “schiatta” e “muorto”, dice da sola a quale sgradevole compito e’ chiamato ad assolvere il nostro “amico”. PAOLO DI PERNA(6Donne+ 6 Uomini … (ndr: âte sputo ânfaccia!â), ” Sputa nu poco ” una frase solitamente rivolta a chi non smette mai di parlare corrisponde a : umquam neo expuit. L’origine e’ sicuramente latina. Deriva dall’italianoÂ. “CARRAFA, CARRAFELLA e GIARRA”: denominazioni proprie della piccola brocca in vetro dal contenuto inferiore al litro, detta garaf, rigorosamente marchiata. Roberto Bracco è uno scrittore del tutto dimenticato. Anche molte famose canzoni napoletane caratterizzate da grande lirismo e melodicità , hanno contribuito certamente alla diffusione della lingua napoletana in tutto il mondo ..Brani come, ad esempio ,O’ Sole mioâ del tenore Beniamino Gigli , oggi considerata una delle canzoni più famose di tutti i tempi è stata cantata nel tempo cantata da migliaia di persone diffondendo il napoletano nel mondo . Si occupava del risuolamento e, della riparazione delle scarpe rotte che invece di andare buttate come si usa fare adesso venivano invece rigenerate . E’ una parola composta da sula’ e chianiello. Deriva dal latino “sapio” che diventa a Napoli “saccio”.. Oggi pero’ con il termine seccia, si indica in città colui che porta sfortuna. Il termine, essendo di uso popolare, non pare essersi però ancora ben assestato per bene e sembra che sia possibile registrare già qualche cambiamento di significato rispetto a quello originario.Per esempio negli ultimi tempi si è assistito ad uno slittamento di significato che ha trasformato la cazzimma non in una cattiveria, ma in una grinta positiva. Il soggetto cazzimoso diventa in tal modo uno considerato capace di far carriera . 'Nfaccia a nuje truneggiava 'a lavagna addo' spisso screvevemo 'e nomme cu' duie core e na freccia sulagna ca 'e 'nfezzava astrignennele,e comme! Arravuglia’: indica,  avvolgere, incartare ma può anche indicare imbrogliare, raggirare, confondere o trovarsi in una difficile situazione (  “arravugliato” dai troppi debiti ). Deriva dall’italianoÂ,  e’ la tipica scheggia, scaglia o squama. Su InternetBookshop.it e su Unilibro.it è possibile ordinare la mia grammatica “Facile facile. Un modo per sottolineare che il silenzio a volte è di gran lunga migliore di tanti discorsi avventati. Si parlava quindi la lingua napoletana in un vasto territorio della penisola italiana ma nonostante questo essa non è mai riuscita ad imporsi come lingua ufficiale e nazionale a differenza di un altro dialetto locale come quello fiorentino tra l’altro parlato in un’area molto più piccola e circoscritta che invece si impose per ragioni storico- politiche e grazie alla destrezza di letterati, studiosi, ma sopratutto mercanti e banchieri toscani che brigarono per imporre il loro dialetto . Infatti così come nei tempi antichi anche oggi ” la lota ” rappresenta un essere immondo  che fa scelte amorali e meschine, anche se in in senso letterale con il termine lota in genere si indica la melma,o il fango. Il napoletano, così come l’italiano è una lingua che deriva innanzitutto dal latino e dal greco. Sfaccimma è infatti un termine che viene in genere usato per disprezzare ( un uomo di sfaccimma è un uomo di niente ) , ma può anche essere usato per indicare una persona furba ed in questo caso si usa dire : figlio e sfaccimma ( in questo caso non è offensivo ). Per quale ragione capitano tutte a me? Che guallera che sei ! ( sei proprio una persona noiosa). Da sergent, Sarvietta: Tovagliolo, salvietta. Cu mmico/Cu ttico ( con me-con te ) da Conmigo â Contigo (idem). Secondo altri si potrebbe anche collegare al napoletano (ma diffuso in tutto il meridione) cazziare, ovvero rimproverare. Nell’uso corrente oggi però il termine lo si usa spesso per indicare una persona il cui comportamento eâ discutibile a tal punto da considerarlo una âlotaâ, cioeâ un qualcosa di schifoso, di melmoso come lo sono gli antipatici e gli insopportabili. Da farfar. Da pareille, Sanfasò: Con superficialità , senza criterio. Da est, invecei, non c’è la necessità di valicare, essendo zona totalmente piana, anche attraversando le valli fino al salernitano. Un proverbio che invita alla prudenza, ripetuto spesso dagli anziani ai giovani per frenare la loro impulsività . Palicco (stuzzicadenti) da Palillo (piccolo palo). Certamente l’espressione ha un generico riferimento alla povertà , essendo utilizzato come già detto in origine per indicare un oggetto di poco valore, un tessuto logoro appunto. Qundi la frase “guarda che pare ‘e mummare” di sicuro non si riferisce ad eventuali vasi in creta traspostati sulla testa, come si faceva un tempo, da procaci signorine. Associato al termine Cafone e ad esso spesso accumunati per indicare persone provenienti da ” fuori città ” , ( âe for (dal latino foras), cioè forastieri venivano usati spesso altri due termini . Na bona pella p”o lietto è un termine invece chiaramente di tipo sessuale e rivolto ad una donna “facile“. : Spòstati, lascia il tuo posto dinnanzi al secchio (lasciaci vendere il pesce!) Quando il pidocchio sale in gloria, perde la ragione e la memoria. Essi venivano a Neapolis a riposarsi dalle fatiche di Roma , mutando le vesti in quelle greche e interessandosi alle manifestazioni culturali e spettacolari ( Claudio e Nerone vennero per prodursi in esibizioni filodrammatiche e canore nel teatro situato lungo i decumani ). Quindi da allora per indicare coloro che si atteggiano da signori si dice che indossano una “sciammeria”. Si dice infatti ” mi sento una lota “. Nellâarte romana, veniva spesso raffigurato in affreschi e mosaici, generalmente posti anche allâingresso di ville ed abitazioni patrizie. â Faraglioni ( scogli di Capri ) da Farallòn (scoglio emergente alto dal mare ). Il maiale che si rotola nel fango dice allâasino, un animale solitamente pulito, di pulirsi. Sargènte: Morsa, arnese per stringere pezzi di legno incollati. Mariuolo :  o mariuolo) è il truffatore, il ladro .oppure in termini piu scherzosi il ragazzo furbo. L’etimologia di questa parola è incerta, anche se in molti la collegano al nome di Maria: essa secondo alcuni potrebbe derivare da espressioni come “far le Marie”, cioè fingere devozione e semplicità , e di non sapere qualcosa , mentre secondo altri i (fra cui Dario Fo), invece, il mariolo era il ragazzo che, nelle rappresentazioni sacre, interpretava la Vergine, e che per estensione a carnevale si vestiva da donna – coi connotati quindi dell’inganno giocoso portato avanti dal giovanotto furbo. Muccaturo: E’ il termine con cui si indica il fazzoletto. Anche chiavica deriva dal latino essendo una storpiatura del latino clovaca (fogna) . Nel corso del tempo però il termine, discostandosi dal suo significato originario, è adoperato ormai per indicare una persona iperattiva. ‘A cca’ ‘a pezza e ‘a cca ‘o sapone è una frase da ricercare nel baratto che facevano i rigattieri quando in cambio di pezze e stracci davano sapone in cambio ( per questo erano anche detti ” sapunari “). E’ un modo efficace di sottolineare il fatto che non si fa credito. Al grido, il popolo affamato accorreva tra urla , schiamazzi: e litigi . Ho avuto modo scrivendo questo articolo di imbattermi in autentici mostri sacri della lingua napoletana . Detto popolare che ci ricorda che non si deve mai parlare male o giudicare la condotta degli altri, anche se lo si fa in nome del proprio credo religioso. Muccaturo ( fazzoletto da naso ) da Mocador (idem). Quindi questo personaggio e’ capace di fare qualsiasi furbizia senza farne accorgere al malcapitato, anzi gliela fa int’a ll’uocchie. Le storie del popolo, spesso sono favole, racconti e leggende di quella città. Dopo il greco ed il latino un’altra lingua che ha influito sul nostro dialetto è certamente stata quella francese . Quann’ âo mare è calmo, ogni strunz è marenaro: Quando il mare è calmo, ognuno si arroga il diritto di essere marinaio. Camorra ( Associazione di delinquenti ) dallo apagnolo Camorra ( alterco, lite ). Deriva dal franceseÂ, Da sempre il nome Giacomo, impropriamente, e’ anche indicativo di persona sempliciotta e leggermente sciocca. Scarfà ( riscaldare ) da Escalfar (idem). Domenico Modugno, Claudio Villa, Peppino Di Capri , Gigi d’Alessio , Mario e Sal Da Vinci , Nino D’Angelo , Eduardo De Crescenzo e lo stesso Renzo Arbore . Chi nasce afflitto more scunzulato: Chi nasce pessimista, muore sconsolato. Eppure a inizio novecento è stato vivo interprete del suo tempo, acclamato in tutto il mondo, capace di imbarazzare con la sua penna critici del calibro di Benedetto Croce. Che buffo che sei. Se la persona in questione è “moscia “, molle e inadatta a compiere qualsiasi azione , allora a Napoli viene definita ” nu cachisso nzuarato “.E se un solo cachisso moscio non basta a rendere l’ idea della persona ,allora i napoletani usano la locuzione ” zuppa ‘e cachisse ” che dà proprio l’idea di una brodaglia immobile e molto densa ( potete definirlo anche “nu catu’e colla”, cioè un sechhio di colla ). Parlo di Eugenia, la secondogenita di Andrea di York, passata praticamente immune tra i guai di … L’origine etimologica e’ chiaramente latina. Se il vino è buono si sa, quando rivela il suo effetto fa si che la testa del bevitore si chini da un lato o dall’altro. Guardate ora quante bellissime espressioni in napoletano esprimono in maniera figurata certamente più della lingua italiana alcuni concetti: O pata pata âe llâacqua per esempio è un ‘espressione che indica lâinizio imminente di pioggia abbondante. Quasi impossibile trovare nel semplice italiano detti con tale espressione ed efficacia! ” : faciam meam inspue! Questo vocabolo, con cui indichiamo gli gnocchi, vuol dire proprio cio’ che pensate. Acqua cà nun cammin fa pantano e feta: Acqua che non cammina, fa pantano e puzza. Si usa in genere per definire persone di poco conto. ( è interessante notare come la parola âbònaâ ,che deriva dal  latino bona, quando , riferito a una donna, in dialetto napoletano non esprime come in italiano le qualità dellâanimo, bensì quelle del corpo ed equivale a âformosaâ). Rivolgersi ad una persona con questo termine può essere inteso sia come termine offensivo che come scherzoso. Per quanto concerne lâetimologia della parola Priapo, essa deriva probabilmente da pri(h)aÌpos (âcolui che ha sul davanti un haÌposâ, cioeÌ un pene). :Il padrone è diventato pazzo. L’origine deriva da “quaquiglia” con cui si indica una conchiglia (‘o scunciglio).
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