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10 febbraio 1947 foibe

«Una delle argomentazioni più diffuse al riguardo (chiaramente giustificazionista, va notato subito, ma non certo infondata) è che le foibe sarebbero - a parte errori ed eccessi - ritorsione ai crimini di guerra commessi da militari e fascisti italiani nel corso della loro occupazione (...). Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 9 feb 2021 alle 15:26. Perché questa scelta? Nella giornata [...] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. Questo aspetto provocò, localmente, episodi di jacquerie (insurrezioni spontanee dei ceti popolari), in cui molti colsero anche l'opportunità di portare avanti vendette personali o compiere rapine eliminando i testimoni. Nonostante la ricerca scientifica abbia, fin dagli anni novanta del XX secolo, sufficientemente chiarito gli avvenimenti[19][20], la conoscenza dei fatti nella pubblica opinione permane distorta e oggetto di confuse polemiche politiche, che ingigantiscono o sminuiscono i fatti a seconda della convenienza ideologica[21][22]. Tuttavia questa valutazione trascurava un aspetto fondamentale, ossia la premeditazione esistente nella repressione avviata dalle autorità jugoslave e dovuta non tanto a una volontà "barbarica" di sterminio degli italiani, quanto a una ponderata strategia di eliminazione del dissenso, in perfetto stile stalinista. Un'altra ipotesi, che attribuisce al comandante di polizia della RSI Gaetano Collotti l'utilizzo di foibe per eliminare i cadaveri di perseguitati politici[207], è stata proposta nel già citato testo Operazione foibe a Trieste, della giornalista Claudia Cernigoi. Profilo storico[66]. Questa norma venne fortemente avversata dai dalmati italiani, che vedevano in essa il definitivo riconoscimento di un ruolo subalterno dell'Italiano in Dalmazia[31]. Questa, pur essendo ufficialmente parte della Repubblica Sociale Italiana era sottoposta all'amministrazione militare tedesca e di fatto, annessa al Terzo Reich. Fino al XIX secolo gli abitanti di queste terre non conoscevano l'identificazione nazionale, visto che si definivano genericamente "istriani" e "dalmati", di cultura "romanza" oppure "slava", senza il benché minimo accenno a concetti patriottici oppure nazionalistici, che erano sconosciuti[24][25]. Oggi la comune casa europea permette a popoli diversi di sentirsi parte di un unico destino di fratellanza e di pace. La corsa è patrocinata del CONI, dalla FIDAL, dal Senato, dalla Camera dei deputati, dalla Regione Lazio, dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dai Comuni di Roma e Trieste, oltre che da numerose Associazioni giuliano-dalmate[51]. La data ricorda il trattato di Parigi siglato nel 1947, che assegnò alla Jugoslavia la grande maggioranza della Venezia Giulia e la città di Zara. Casera Prese, nei pressi di, Foiba di Bus della Spelonca, nei pressi di. Il 26 aprile 1909, con provvedimenti legislativi entrati in vigore il 1º gennaio 1912, la lingua italiana perse il proprio status di lingua ufficiale della regione in favore del solo croato (precedentemente entrambe le lingue erano riconosciute): l'italiano non poté più essere usato a livello pubblico e amministrativo, sicché i dalmati italiani furono estromessi dalle amministrazioni comunali[38]. Questi episodi, pertanto, nel dibattito italiano non sono di solito considerati parte degli eccidi delle foibe[101], termine che si riferisce alle sole vittime di nazionalità italiana. L'8 settembre 1943, con l'armistizio tra Italia e Alleati, si verificò il collasso del Regio Esercito. «Fate pulizia per due, tre giorni, ma al terzo giorno non voglio più vedere morti per le strade». La sovranità dell’Italia decadeva su quelle terre, per cui gli abitanti scelsero l’esodo di massa, perché vittime di una feroce repressione iugoslava. Molte città italiane, con amministrazioni di maggioranze politicamente diverse, hanno deciso di dedicare una via o una piazza alle vittime dei massacri delle foibe. Dopo la guerra la Jugoslavia chiese di giudicare i presunti responsabili di questi massacri (come il generale Mario Roatta), ma l'Italia negò la loro estradizione grazie ad alcune amnistie[58]. A partire dagli anni settanta vi furono i primi studi storici sugli eccidi da parte dell'INSMLI, con contributi di Galliano Fogar, Giovanni Miccoli e Teodoro Sala. Il discorso fu seguito anche da dure polemiche dell'associazione di esuli Unione degli istriani nei confronti del governo sloveno[118], da un'interrogazione parlamentare del deputato di Alleanza Nazionale Roberto Menia[119] nonché dalla protesta pubblica di alcuni esponenti della minoranza italiana in Slovenia[118] e dei deputati delle minoranze italiana e ungherese al Parlamento sloveno[120]. Foiba del Busat - Malga Busa, nel comune di, Foiba di Fossa degli Sbirri, nei pressi di, Foiba di Pian della Pitta, loc. Vi furono anche cause politiche[131], dal momento che il PCI non aveva interesse a evidenziare le proprie contraddizioni sulla vicenda e le proprie subordinazioni alla volontà del comunismo internazionale. La città di Fiume, invece, veniva espressamente assegnata quale principale sbocco marittimo di un eventuale futuro stato croato o del Regno d'Ungheria, nel caso in cui la Croazia avesse continuato ad essere un banato dello stato magiaro o della Duplice Monarchia[39]. Sono state prese di mira le targhe innalzate in luoghi pubblici[148] e i monumenti a memoria delle vittime[149]. A seguito dell'armistizio di Cassibile i tedeschi lanciarono l'Operazione Nubifragio, con l'obiettivo di assumere il controllo della Venezia Giulia, della provincia di Lubiana e dell'Istria. 119. Il Giorno del Ricordo, 10 febbraio. Erano basate su quanto affermato, fin dall'immediato dopoguerra, dagli jugoslavi: "da parte del governo jugoslavo non furono effettuati né confische di beni, né deportazioni, né arresti, salvo che […] di persone note come esponenti fascisti di primo piano o criminali di guerra" (9 giugno 1945)[128]. A 73 anni dai massacri del 1945 Dal settembre 1943 all'aprile 1945 si susseguirono le repressioni nazifasciste che portarono la provincia di Gorizia a essere la prima in Italia per numero di morti nei campi di sterminio nazisti[64]. Di essa facevano parte i massimi studiosi che, sia in Italia sia in Slovenia, si erano occupati del periodo. Tali tesi hanno conservato a lungo una grande influenza sull'opinione pubblica, dovuta assai più alle loro implicazioni politiche, che non alla loro correttezza storica. Il nuovo regime si mosse nella Venezia Giulia in due direzioni. Perseguitati dalla Jugoslavia comunista, si sentivano maltrattati e ignorati dall'Italia.»[41]. Foiba di Pugnofreddo, nei pressi di Tarnova. I contrasti etnici tra italiani e slavi nell'immediato dopoguerra provocarono, fra gli altri, gli incidenti di Spalato, culminati nell'uccisione (il 12 luglio 1920) di due militari della Regia Marina, il comandante della Regia Nave Puglia Tommaso Gulli e il motorista Aldo Rossi. Il 10 febbraio 2004 il senatore della Margherita Willer Bordon - in passato militante del Partito Comunista Italiano - presentò un disegno di legge di contenuto molto simile[9]. Tuttavia Zara, restò - seppur sotto il controllo tedesco - sotto la sovranità della RSI, fino alla occupazione jugoslava dell'ottobre 1944. Lo stesso studioso ha in seguito meglio precisato il suo pensiero: secondo Focardi, «il giorno in ricordo delle foibe, fortemente voluto da Alleanza Nazionale, si è caratterizzato per una costruzione della memoria imperniata sulla denuncia della violenza comunista jugoslava contro gli italiani senza alcun riferimento al contesto storico, né alla precedente oppressione fascista delle minoranze slovene e croate incluse nel Regno d'Italia dopo la Grande Guerra, private della loro lingua e della loro cultura, né ai crimini commessi dal 1941 al 1943 dalle armate di Mussolini; antecedenti che almeno in parte spiegano la "controviolenza" successiva (animata però anche da radicali progetti annessionistici). Contemporaneamente si ritrovarono entro i confini del Regno d'Italia 490 000 slavi (di cui circa 170 000 Croati e circa 320 000 Sloveni). La cavità aveva una larghezza di circa 10 m. e una profondità di 15 sino la superficie dell'acqua che stagnava sul fondo. l'avvento di un governo comunista jugoslavo in quelle terre: si volevano pertanto neutralizzare reali o potenziali oppositori del costituendo regime comunista. Fra di essi, vennero ricordati i fratelli Nicolò e Pietro Luxardo [22]. Tale concorso è "rivolto alle scuole primarie, secondarie di I grado e secondarie di II grado [ed è] volto a promuovere l'educazione alla cittadinanza europea e alla storia italiana attraverso la conoscenza e l'approfondimento dei rapporti storici e culturali nell'area dell'Adriatico orientale"[68]. Questo aspetto era particolarmente importante a Gorizia e Trieste, della cui annessione gli Jugoslavi non erano certi. Il nome del defunto e del parente cui è stato consegnato il diploma sono stati cancellati. Una nuova proposta di legge fu presentata alla Camera dei deputati il 6 febbraio 2003[6]. Successivamente, la definizione dei confini fra l'Italia e il nuovo stato jugoslavo fu oggetto di una lunga e aspra contesa diplomatica, che trasformò il contrasto nazionale in una contrapposizione fra Stati sovrani, che coinvolse vasti strati dell'opinione pubblica esasperandone ulteriormente i sentimenti. Una prima edizione si è svolta anche a Trieste nel 2017. Tra il 1943 e il 1947 furono fra i dieci e i 20 mila gli italiani scomparsi all’interno delle foibe, trucidati o morti nei campi di concentramento jugoslavi. La Kersevan, varie volte presentata dalla stampa come "negazionista"[124], ritiene che sulle foibe stia «funzionando una propaganda forsennata (...) che ha come scopo preciso quello della rivalutazione del fascismo»: «un vero e proprio progetto mediatico di falsificazione della storia (...) costruito ed imposto all'opinione pubblica (...) dall'immediato dopoguerra ad oggi da forze politiche sociali ed economiche tuttora dominanti nel nostro Paese»[125], anche grazie a «storici compiacenti» come Pupo e Spazzali, con la Democrazia Cristiana in testa nell'appoggio politico ai «neo irredentisti ex fascisti»[126]. Claudio Antonelli . Tutti gli appuntamenti, in streaming e in presenza, per non dimenticare. Categorie scivolosissime da usare con attenzione, visto che il negazionismo è un reato punito per legge, e che rischiano d'essere utilizzate per ogni critica. Essa ebbe luogo nell'aula del Senato[34], alla presenza dei presidenti dei due rami del parlamento, del presidente del consiglio Enrico Letta e del presidente della Corte costituzionale Gaetano Silvestri. Vengono esplicitamente esclusi dal riconoscimento coloro che sono stati uccisi mentre facevano volontariamente parte di formazioni non a servizio dell'Italia. Richiamandosi anche alla posizione espressa da Bertinotti l'anno precedente, Oliva definì i contestatori «fuori dalla storia» e replicò: «La legge che istituisce la giornata del ricordo delle vittime delle foibe e dell'esodo dall'Istria e dalla Dalmazia è stata votata in Parlamento con una maggioranza del 98 per cento. Il tempo e l'uso della parola hanno, com'è normale che sia in una lingua viva, fatto mutare il significato della parola Foiba facendolo diventato l'attuale significato riferito a tutte le voragini carsiche, sia con lago o acque correnti sul fondo, sia senza. cit.). Regio decreto-legge del 3 maggio 1941, n. 291 (istituzione della Provincia di Lubiana: "ART. I partigiani occuparono quindi buona parte della regione, mantenendo le proprie posizioni per circa un mese. Il Giorno del ricordo viene celebrato - a partire dal 2006 - dalle massime autorità politiche italiane con una cerimonia solenne. Negli anni successivi il PCI contribuì a dare all'opinione pubblica italiana una visione alterata degli avvenimenti, volta a minimizzare e a giustificare le azioni dei comunisti jugoslavi[162]. Il movimento italiano trovò come guida Antonio Bajamonti[38], che dal 1860 al 1880 fu podestà di Spalato per il partito autonomista filoitaliano che rappresentava la maggioranza italiana nella città. Sua maestà richiama gli uffici centrali al forte dovere di procedere in questo modo a quanto stabilito.». Foiba di Revenusce, nei pressi di Tarnova. Nel dopoguerra e nei decenni immediatamente successivi le vittime venivano usualmente indicate in 15 000[106], anche se all'epoca tali valutazioni non erano basate su stime scientifiche e talvolta vennero aumentate fino a 20 000[107]. Allo stesso modo, gli jugoslavi entrarono in forze nella Carinzia austriaca, già oggetto di rivendicazioni al termine della Prima guerra mondiale. Particolarmente violenta fu anche la caccia ai superstiti del Partito Autonomista Fiumano, concepito come un potenziale ostacolo all'annessione della città alla Jugoslavia. Al massacro delle foibe seguì l'esodo giuliano dalmata, ovvero l'emigrazione forzata della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana in Istria e nel Quarnaro, dove si svuotarono dai propri abitanti interi villaggi e cittadine. Ipotesi di questo tipo sono state dominanti nella storiografia della Jugoslavia comunista, dove erano divenute una vera e propria "verità di Stato". Durante l'occupazione di Gorizia e di Trieste diverse migliaia di italiani furono arrestati, uccisi o deportati nei lager jugoslavi (soprattutto nel campo di lavoro e detenzione di Borovnica e nel carcere dell'OZNA di Lubiana)[87][88]. Nonostante questo hanno avuto una certa diffusione, venendo riportate anche da un intellettuale come Predrag Matvejević[204] e in molti ambienti vicini alla resistenza (soprattutto a quella comunista) come l'ANPI[205] e in quotidiani di ispirazione comunista, quali il manifesto e Liberazione. Gruppi politici di estrema destra riconducibili a Forza Nuova[109], CasaPound[110], Blocco studentesco[111] e Giovane Italia (l'organizzazione giovanile de Il Popolo della Libertà) hanno compiuto diversi blitz e manifestazioni contro associazioni e centri culturali con l'obiettivo di impedire lo svolgimento di conferenze storiche a tema foibe ed esodo. Ulteriori eccidi si ebbero nel corso dell'occupazione delle città dalmate in cui risiedevano comunità italiane. Il Giorno del ricordo è celebrato sia dalla Camera dei deputati[39] che dal Senato della Repubblica Italiana (nel 2014 e nel 2015 in presenza del presidente della Repubblica)[40], generalmente con una seduta solenne del rispettivo ramo del Parlamento italiano ed un discorso ufficiale tenuto dal presidente pro tempore, cui di volta in volta si possono accompagnare mostre, concerti, conferenze, tavole rotonde e altre attività. In tutto il Quarnero e la Dalmazia, sia italiana che croata, si innescò dalla fine del 1941 una crudele guerriglia, contrastata da una repressione che raggiunse livelli di massacro dopo l'estate del 1942. Il libro di Pol Vice è stato presentato dall'editrice Alessandra Kersevan come parte di un progetto più ampio comprendente anche dei similari testi di forte critica di Claudia Cernigoi[122] e Daniela Antoni[123]. Fossa di Poggio Poggetto, nei pressi di Gorizia. Già all'epoca, in ambito storiografico, furono espresse delle perplessità. Tale utilizzo ha causato prese di posizione e manifestazioni di protesta in Slovenia[144]. Nel 2003, il giornalista e scrittore Giacomo Scotti ha rilanciato la tesi[198] affermando, sulla base degli scritti di Cobolli, che le foibe sarebbero state un'"invenzione fascista"[199]. Si intendeva così bilanciare il potere delle ben organizzate comunità urbane italiane[35]. Solitamente le vie vengono denominate con la definizione martiri delle foibe e sono inaugurate in data 10 febbraio per rispettare la giornata ufficiale stabilita dalla legge della Repubblica Italiana. [36]. Bersani: "un orrore troppo a lungo negato", Il PDS: Foibe, tragedia del totalitarismo. Nella parte finale della seconda guerra mondiale e durante il successivo dopoguerra ci fu la contesa sui territori della Venezia Giulia tra Italia e Jugoslavia, che è chiamata "questione giuliana" o "questione triestina". Vi fu infine un silenzio da parte dello Stato Italiano, che non voleva più prendere in considerazione le questioni relative alla sconfitta nella seconda guerra mondiale, considerato che a partire dagli anni sessanta i rapporti fra Jugoslavia e Italia si erano normalizzati. Foiba di Ruchin, nei pressi di Aidussina. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi.[164]». Nel 1982 Giovanni Spadolini, Presidente del Consiglio dei ministri, dichiarò le foibe di Basovizza e di Monrupino, ossia le uniche due foibe ove avvennero uccisioni esistenti nel territorio della Repubblica Italiana, monumenti di interesse nazionale; nel 2004 entrambi i luoghi divennero monumento nazionale[134]. È diffuso, inoltre, un atteggiamento "riduzionista"[146] che contesta il numero delle vittime delle foibe correggendolo al ribasso e che sostiene che gli eccidi abbiano coinvolto essenzialmente esponenti fascisti, sia militari sia civili, responsabili di repressioni e di crimini di guerra italiani in Jugoslavia[147][148]. Il primo anno in cui si celebrò il Giorno del ricordo fu il 2005. Negli anni in molte località dell'Italia si sono verificate diverse decine di atti di vandalismo contro vari simboli dell'esodo e delle foibe, spesso in prossimità delle celebrazioni del 10 febbraio[145][146][147]. Lo stesso Apih ricorda che l'utilizzo delle foibe quale fossa comune non costituisce una caratteristica originale degli eccidi giuliani. Istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92[1], vuole conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. I dati si riferiscono all'insieme dei detenuti politici ed ebrei. Dopo il saluto del presidente dell'ANVGD Antonio Ballarin, la prolusione a carattere storico venne tenuta dallo storico Luciano Monzali. Il suo racconto, pur all'interno di un'opera più ampia e con molte incertezze, prudenze e omissioni, offriva un quadro sufficientemente completo, senza sottovalutare entità e ferocia delle stragi. Nell'aprile del 1941 l'Italia partecipò all'attacco dell'Asse contro la Jugoslavia, la quale, dopo la resa dell'esercito, avvenuta il giorno 17[50], e l'inizio della politica di occupazione, fu smembrata e parte dei suoi territori furono annessi agli stati invasori. La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.2. Tra storia e mito", ha commentato: "La ricostruzione di Cernigoi, sebbene volta a contrastare letture tendenziose, cede anch'essa a omissioni e imprecisioni, soprattutto quando nega che tra gli infoibati e gli scomparsi vi fossero avversari politici e nazionali"[183]. A pagare per tutto questo, insieme a milioni di esseri umani, ci sono stati anche i principi di verità e di giustizia. 2, comma 2 e 3). La commemorazione del Giorno del ricordo ha regolarmente luogo ogni anno in diverse assemblee regionali[47][48] nonché in moltissimi consigli comunali[49]. Il trattato fu un passo molto gradito alla NATO, che valutava particolarmente importante la stabilità internazionale della Jugoslavia. Negli anni successivi furono tuttavia molti gli ex partigiani e i militanti a prendere la via dell'esodo, come conseguenza delle politiche nazionaliste e repressive del comunismo jugoslavo[159][160], oltre che per la disputa che opponeva Tito a Stalin, e che vedeva i comunisti italiani schierati su posizioni rigidamente staliniane[161]. Il 24 aprile 1975, Giovanni Leone, presidente delle Repubblica Italiana, partecipò alle celebrazioni per il tentennale della Liberazione di Trieste alla Risiera di San Sabba e il giorno seguente presso la foiba di Basovizza, deponendo una corona di alloro: questo gesto provocò a distanza di poche ore una forte nota di protesta jugoslava tramite l'agenzia di stampa Tanjug e la corona venne rubata e bruciata[133]. L'essenziale è, secondo le parole dello stesso Presidente Türk, non far nascere ancora "conflitti dai ricordi". Esodi e deportazioni in Europa: 1953, Il mulino, Bologna 2012, "Le foibe: i fatti, la costruzione della memoria, la ricerca storica. La lingua interna ordinaria divenne la croata, pur riconoscendo la possibilità di presentare un’istanza e di ricevere risposta in italiano se il funzionario che trattava la pratica conosceva tale lingua: "la corrispondenza degli uffici, la trattazione interna degli affari, Nel 2004 fu scelto dal Parlamento Italiano il 10 febbraio, giorno della firma dei trattati di pace di Parigi nel 1947, come “Giorno del ricordo” delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata. Sono esclusi dal riconoscimento coloro che sono stati uccisi mentre facevano volontariamente parte di formazioni non a servizio dell'Italia. Da notare che, in epoca fascista l'ottenimento di un posto di lavoro di qualunque livello nel pubblico impiego implicava l'iscrizione al PNF, almeno formalmente e indipendentemente dal loro pensiero, i dipendenti pubblici potevano tutti essere classificati come "fascisti". I primi firmatari furono Roberto Menia e Ignazio La Russa[6], entrambi in passato militanti del partito di ispirazione neofascista Movimento Sociale Italiano (MSI)[7][8]. Il 10 febbraio si celebra il 15° Giorno del Ricordo.Istituita con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, la giornata intende «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». Vi era una differenza di carattere linguistico-culturale tra città e costa (prevalentemente romanzo-italiche) e le campagne dell'entroterra (in parte slave o slavizzate). La qualificazione delle concause e dei fattori che possono essere alla base dei massacri delle foibe è un'operazione senza dubbio complessa. Le sanguinose rappresaglie attuate dal Regio Esercito italiano, per reprimere le azioni di guerriglia partigiana, aumentarono il risentimento della popolazione slava nei confronti degli italiani. Tutti gli appuntamenti per ricordare, appuntamenti anche in streaming. L'azione del governo fascista annullò l'autonomia culturale e linguistica di cui le popolazioni slave avevano goduto durante la dominazione asburgica e esasperò i sentimenti di avversione nei confronti dell'Italia. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni. I primi avvenimenti che coinvolsero i dalmati italiani nel Risorgimento furono i moti rivoluzionari del 1848, durante i quali essi presero parte alla costituzione della Repubblica di San Marco a Venezia. Eliminazione fisica dell'oppositore e nemico (di forze armate giudicate collaborazioniste) e, insieme, intimidazione e, col giustizialismo sommario, coinvolgimento nella formazione violenta di un nuovo potere.». Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una "pulizia etnica".». Le vie e piazze dedicate alla memoria delle vittime nei massacri sono aumentate da quando si celebra il Giorno del ricordo, ma già prima esistevano diverse vie intitolate alle vittime italiane. “Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno. "Forti perplessità" sono state espresse anche da parte dello storico del colonialismo italiano Angelo Del Boca, il quale ha fra l'altro definito la commemorazione "una battaglia strumentale della destra in contrapposizione alla Giornata della Memoria, a cui i partiti di sinistra si sono adeguati per non lasciare il monopolio assoluto all'altra fazione"[88]. Ad oggi sono state trovate oltre 1.700 foibe, di cui le ultime ritrovate nel 2005. Nella stessa occasione il presidente sloveno Janez Drnovšek inviò a Napolitano una lunga lettera privata in cui esprimeva profonda preoccupazione per le dichiarazioni rilasciate dal presidente italiano, le quali, secondo il presidente sloveno, costituivano “un precedente mai udito prima dai più alti esponenti dello stato italiano”. Tale obiettivo divenne primario per l'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia: il 20 aprile 1945 la IV Armata jugoslava entrò nella Venezia Giulia e, assieme alle unità del IX Korpus sloveno, ivi già operanti dal dicembre 1943, tra il 30 aprile e il 1º maggio dilagò nel Carso e nell'Istria, occupando Trieste e Gorizia (1º maggio), Fiume (3 maggio) e Pola (5 maggio)[68], all'incirca una settimana prima della stessa liberazione di Lubiana e Zagabria. Nel 2013, dopo il saluto del rappresentante dell'ANVGD Lucio Toth, una lezione del sociologo Paolo Segatti e un discorso del ministro degli Esteri Terzi[31][32], il presidente Napolitano tornò ad usare in parte alcune espressioni del suo primo discorso del 2007, affermando che il Giorno del ricordo fosse stato istituito: «per rendere giustizia agli italiani che furono vittime innocenti - in forme barbariche raccapriccianti, quelle che si riassumono nell'incancellabile parola "foibe" - di un moto di odio, di cieca vendetta, di violenza prevaricatrice, che segnò la conclusione sanguinosa della seconda guerra mondiale lungo il confine orientale della nostra patria. L'impulso primo della repressione partì da un movimento rivoluzionario che si stava trasformando in regime, convertendo quindi in violenza di Stato l'animosità nazionale e ideologica diffusa nei quadri partigiani.». Ad un patriota capodistriano, il generale Vittorio Italico Zupelli, già distintosi nella Guerra italo-turca (1911-1912), fu addirittura affidato il "Ministero della guerra" italiano durante il primo conflitto mondiale. Gli episodi di jacquerie si verificarono prevalentemente nel corso degli eccidi del settembre e ottobre del 1943, avvenuti in un contesto in cui vennero a mancare i poteri costituiti[95]. I massacri delle foibe (in sloveno poboji v fojbah, in croato masakri fojbe, in serbo: mасакри фоjбе masakri fojbe?) L'occupazione Jugoslava, che a Trieste durò quarantacinque giorni, fu causa non solo del fenomeno delle foibe ma anche delle deportazioni nei campi di concentramento jugoslavi di popolazioni inermi. La Dalmazia fu annessa allo Stato Indipendente di Croazia. Fra di esse, la celebrazione ufficiale alla Camera dei Deputati alla presenza dei presidenti dei due rami del parlamento - Grasso e Boldrini - nel corso della quale quest'ultima espresse l'auspicio che non ci siano più "guerre e odio"[45]. Secondo gli storici Pupo e Spazzali, l'utilizzo simbolico di questo termine «può divenire fonte di equivoci qualora si affronti il nodo della quantificazione delle vittime», in quanto la differenza tra il numero relativamente ridotto dei corpi materialmente gettati nelle foibe, e quello più alto degli uccisi nei campi di prigionia, dovrebbe portare a parlare di "deportati" e "uccisi" per indicare tutte le vittime della repressione[11]. Tutto ciò spinse sempre più gli autonomisti a identificare se stessi come italiani, fino ad approdare all'irredentismo. Napolitano nel suo discorso riprese parte del comunicato congiunto emesso assieme al presidente croato Ivo Josipović, al termine di una recente visita di stato: « Nel perdonarci reciprocamente il male commesso, volgiamo il nostro sguardo all'avvenire che con il decisivo apporto delle generazioni più giovani vogliamo e possiamo edificare in un'Europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni e sempre più saldamente integrata dinanzi alle nuove sfide della globalizzazione. Numerose anche le iniziative promosse da partiti politici e organizzazioni afferenti all'estrema destra italiana. Pertanto l'ipotesi più plausibile per spiegare gli eccidi delle foibe è stata quella dell'"epurazione preventiva"[135]. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 9 feb 2021 alle 19:11. Pregiudiziali ideologiche insieme a calcoli diplomatici. Notizia dal sito ufficiale del Comune di Roma. In alcuni casi i relatori di tali convegni, ma anche personaggi legati ad ambienti di sinistra, sono stati minacciati[112] e accusati di essere "negazionisti", strumentalizzando perciò la definizione sorta in campo storico-accademico[113][114], nel tentativo di delegittimarli e impedire lo svolgimento di tali convegni. Il Governo jugoslavo (e successivamente quello croato) non ha mai accettato di partecipare a inchieste per determinare il numero di decessi.

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