Le guerre persiane sono le guerre combattute tra le varie polis greche contro l’impero persiano; tali scontri si sarebbero accesi inizialmente intorno al 499 a.C. e sarebbero continuati in più episodi fino al 479 a.C.. Mentre la prima fu solamente tra duepoléis(Atene ed Eretria) e l'Impero Persiano, la seconda coinvolse quasi tutte le città greche. Infine la spedizione giunse all'Eubea e al suo primo obbiettivo rilevante, Eretria[65]. Una volta giunti, i Greci furono tuttavia avvertiti da re Alessandro I di Macedonia che vi erano altre vie e che in ogni caso l'esercito persiano era troppo grande per poter essere fermato in quel punto e così si ritirarono[102]. Le Guerre persiane Le Guerre persiane furono combattute tra le poleis greche e l’Impero persiano; iniziarono nel 499 a.C. e finirono nel 479 a.C. La prima guerra persiana Le guerre persiane scoppiarono quando le colonie greche che sorgevano sulle coste orientali del mar Egeo, tra cui Mileto, si ribellarono al dominio dell’ Impero persiano. Durante le guerre greco-persiane, entrambi i contendenti fecero uso sia di fanteria leggera, arcieri e giavellottisti sia di fanteria pesante: tuttavia, mentre i Persiani svilupparono soprattutto i primi, il nerbo della fanteria greca rimase l'oplita, difeso da un'armatura pesante e armato di lancia[33]. Nel 483 a.C. fu rinvenuto nelle miniere del Laurio un vasto giacimento d'argento e Temistocle propose che il denaro fosse investito nella costruzione di una flotta di triremi, ufficialmente per servirsene contro Egina, in realtà per contrastare il riarmo persiano[92][93]. Sparta invece preferì non partecipare. In seguito Mardonio cercò di rompere la situazione di stallo offrendo la pace agli Ateniesi con l'intermediazione di Alessandro I di Macedonia, ma gli Ateniesi, facendo in modo che fosse presente una delegazione spartana, rifiutarono l'offerta: Mardonio, quindi, si mosse verso sud e gli Ateniesi evacuarono nuovamente la città[124]. Capo Artemisio 480 a. Temistocle, che era stato in ottimi rapporti con Pausania, alla morte di quest'ultimo finì in rovina. Infatti, nel 499 a.C., Aristagora, con il sostegno del satrapo persiano Artaferne, per consolidare la propria posizione a Mileto, intraprese una spedizione volta alla conquista di Nasso[44]. Meno dibattuto, invece, è il numero di navi, 1207 secondo gli autori antichi, che viene ritenuto possibile da alcuni autori (almeno per l'inizio della spedizione)[86][87]; altri, tuttavia, ritengono che il numero di 1207 sia un riferimento alla flotta greca nella guerra di Troia e che il numero deve essere ridotto almeno alla metà[87][88][89]. I Persiani, i Fenici & gli Ebrei. Quanto ai termini dell'accordo, ammesso e non concesso che il trattato sia stato effettivamente stipulato, esse sono riportate in questo modo dagli autori classici[158][159][160]: I sovrani persiani non rinunciarono mai alle loro mire sulla Grecia e si occuparono sempre di seminare discordia fra le varie polis (divide et impera) finanziandone ora l'una ora l'altra, o addirittura le fazioni politiche all'interno di una stessa città. Un anno dopo Maratona, Milziade, l'eroe di Maratona, fu ferito in una campagna militare contro Paro e, approfittando della sua inabilità, la potente famiglia degli Alcmeonidi lo accusò del fallimento della campagna ed ottenne la sua condanna ad una multa assai salata, ma Milziade morì poco dopo[90]. La mozione di Temistocle passò agevolmente, nonostante la forte opposizione da Aristide, per via del desiderio di molti ateniesi più poveri di ottenere un'occupazione ed il salario come rematori della flotta[93]. A tale scopo, ordinò alla flotta di restare al largo della costa di Salamina, nonostante l'arrivo dei Persiani, per attirarli in battaglia[116]. Conseguenze della guerra sulle popolazioni Schema guida per la discussione e la ricerca di Rodolfo Marchisio . LE GUERRE PERSIANE FURONO LO SCONTRO TRA DUE DIVERSE CONCEZIONI POLITICHE: - LA MONARCHIA ORIENTALE - LA POLIS FONDATA SULL’ASSOCIAZIONE LIBERA DI CITTADINI. Va notato, tuttavia, che altri autori del tempo come Calistene e Teopompo rifiutano l'esistenza della Pace di Callia[160] la cui veridicità storica è tuttora oggetto di controversia. Negli anni successivi, esaurito ogni intento offensivo dei ribelli, i Persiani iniziarono la loro controffensiva allo scopo di riconquistare i territori periferici[47] mentre Dario stesso diresse le operazioni contro la Caria che si conclusero, dopo iniziali successi, con la sconfitta persiana nella Battaglia di Pedaso[48]. Tuttavia, la lealtà di Cimone verso la città di Sparta segnò la fine della sua carriera politica. Seguì poi un periodo di disordini, finché nel 512 a.C. si affermò un nuovo Gran Re, Dario I. Il testo di Tucidide, tuttavia, non è chiaro: Sealey suggerisce che gli alleati non fecero altro che un raid per raccogliere quanto più bottino possibile dalle guarnigioni persiane[144] e, comunque non vi è alcuna indicazione che gli alleati cercarono di prendere stabilmente possesso dell'isola come dimostrano le successive spedizioni su Cipro[143]. La principale fonte esistente per il periodo è la storia universale (Bibliotheca historica), del I secolo a.C. siciliana, di Diodoro Siculo. Negli stessi giorni, una forza navale di 271 triremi avanzò fino a capo Artemisio allo scopo di proteggere il fianco ai difensori delle Termopili[110]. Nel 465 a.C. Cimone guidò una spedizione vittoriosa contro la flotta persiana, che fu distrutta presso le foci dell'Eurimedonte. Mentre combatteva i Lidi, Ciro aveva inviato messaggi ai Ioni chiedendo loro di ribellarsi contro il dominio di Creso ma gli Ioni avevano rifiutato e dopo la guerra si offrirono come sudditi a Ciro alle medesime condizioni di Aliatte e Creso[26]. La città fu distrutta e bruciata, gran parte degli abitanti fuggirono sulle montagne, altri furono catturati e schiavizzati[64]. Quanto al numero delle navi, esso oscilla tra le 100 e le 200 triremi, mentre altri sostengono che il numero, inizialmente di cento, fu raddoppiato con una seconda votazione[92][93]. Nonostante il divieto sacro, gli Spartani decisero di inviare comunque re Leonida I (Secondo altre congetture, salì al trono solo nel 481 a.C) con la sua guardia del corpo (Hippeis) di 300 uomini che, solitamente formata dalla gioventù delle più nobili famiglie, fu per l'occasione composta da veterani che avevano già avuto prole[105]. Oltre a ciò, Serse curò i rapporti con le fazioni filo-persiane presenti in diverse città greche, ottenendo l'impegno da parte di Argo a disertare dalla coalizione greca[78], l'appoggio di Larissa[79] e una certa simpatia da parte di Tebe[80][81]. Il piano riuscì: le due flotte si scontrarono negli angusti spazi tra Salamina e l'Attica[117] ove le navi persiane, assai più pesanti e numerose, non erano in grado di manovrare agevolmente e divennero preda di quelle greche[118]. Nel 464 a.C., infatti, uno spaventoso terremoto colpì Sparta e gli LE GUERRE PERSIANE M. Lunari, Tempo e civiltà, volume 1 © Zanichelli editore 2018 Sono identificati come guerre persiane i due conflitti che, nel 490 a.C. il primo e dal 480 a.C. al 479 a.C. il secondo, contrapposero le poleis greche all’impero persiano. Se vuoi saperne di più leggi la nostra Cookie Policy. Lo stesso giorno della Battaglia di Platea, almeno secondo Erodoto, una flotta greca, guidata dal re spartano Leotichida, attaccò e sconfisse i resti della flotta persiana nella Battaglia di Micale, segnando l'ascesa della preponderanza navale greca sul Mediterraneo orientale[132][133]. Le ultime città ribelli caddero, infine, nel 493 a.C. sancendo la restaurazione del dominio del Gran Re[54] il quale, tuttavia, ricordando l'aiuto fornito da Eretria ed Atene ai ribelli e considerando che i Greci continentali potevano comunque costituire una minaccia ai propri domini, decise di intraprendere la conquista di tutta la Grecia[55]. Durante la loro dominazione dell'Ellesponto, i Persiani avevano pesantemente fortificato la città di Sesto e avevano ottenuto il sostegno di Oebazo di Carda che poco tempo prima aveva provveduto a smantellare il ponte di barche per evitare che i Greci se ne potessero servire[138][139]. Ti forniamo una serie di affermazioni relative alle conseguenze delle guerre persiane ; associa ciascuna di queste ad Atene , a Sparta o a tutte le poleis greche . A. S. Evans non c'erano più di 200 cavalli, trasportati su 40 navi da carico. L'approccio di Erodoto fu innovativo e, almeno nella società occidentale, inventò la "storia" come disciplina: secondo lo storico Tom Holland "per la prima volta un cronista spiegò le origini di un conflitto non con un passato così remoto così da essere assolutamente favoloso, né con capricci o con desideri di qualche dio, né con capricci di un popolo di voler sapere il destino, ma piuttosto con delle spiegazioni che potesse verificare personalmente". Nel 499 a.C., le tensioni latenti presenti nelle popolazioni greche della Ionia, Eolide, Doride, Caria e Cipro esplosero in una vera e propria ribellione secessionistica che durò fino al 493 a.C., comunemente nota come Rivolta Ionica, le cui origini si ricercavano nella sempre più marcata impopolarità dei tiranni, in particolare Istieo e Aristagora che al tempo governavano su Mileto[43]. Il vuoto politico lasciato da Milziade fu ricoperto da Temistocle, che sarebbe divenuto nel decennio successivo il politico più influente di Atene che da lui fu spinta ad una politica di espansione navale in funzione anti-persiana[90] nonostante Aristide, grande rivale di Temistocle e campione degli zeugiti, favorisse l'interesse dell'esercito di terra (espressione della classe media).[91]. Fonti minori per il periodo comprendono le opere di Gneo Pompeo Trogo (sintetizzate da Giustino), Cornelio Nepote e Ctesia di Cnido (sintetizzati da Fozio), che non sono nella loro forma testuale originale. La fonte principale per le guerre greco-persiane è lo storico greco Erodoto, che è stato chiamato "il Padre della Storia"[1]: nacque nel 484 a.C. ad Alicarnasso, in Asia Minore (allora parte dell'Impero persiano), e fra il 440 e il 430 a.C. scrisse le sue Indagini (in greco antico: Ἱστορίαι; in italiano Storie), cercando di rintracciare le origini delle guerre persiane, che all'epoca erano storia recente. Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Subentrò, quindi, una fase di stallo che durò per oltre due anni[49] finché i Persiani non riunirono l'intero loro contingente e posero Mileto sotto assedio[50]. La battaglia di Micale segnò, per molti versi l'inizio di una nuova fase nel conflitto, in cui i Greci sarebbero passati all'offensiva contro i Persiani[135]. Gli storici moderni sono altrettanto divisi; ad esempio Fine accetta la Pace di Callia[159] mentre Sealey lo respinge nettamente[164]. Nelle sue biografie, attinge direttamente da molte fonti antiche che non sono sopravvissute, e quindi spesso conserva dettagli del periodo che sono omessi nei racconti di Erodoto e di Tucidide. Tutti gli storici concordano sul fatto che la fonte principale riguardante le guerre persiane sia l'opera di Erodoto Le storie, la cui attendibilità è da sempre discussa.L'autore, infatti, afferma di essersi basato su fonti orali e inoltre dichiara di avere come fine ultimo quello di far ricordare ai posteri la storia delle guerre persiane, prendendo a modello l'epica omerica. L'esercito persiano era costituito dai contingenti inviati dai singoli satrapi: diversi per cultura, lingua e tradizioni, tuttavia, avevano uno stile di combattimento piuttosto uniforme: i soldati erano armati con arco, lancia corta, spada o ascia, scudo in vimini e giustacuore di pelle[34]; la tattica consisteva nello sfiancare l'avversario con le frecce per poi sferrare il colpo finale con lance e spade[35]. Aristide continuò a contrastare la politica di Temistocle e la tensione tra le due opposte fazioni fece sì che l'ostracismo del 482 a.C. fosse un confronto diretto tra Temistocle ed Aristide, un vero e proprio referendum[92]. A metà agosto i Persiani giunsero al passo ed inizialmente decisero di attendere tre giorni per permettere alle truppe greche di ritirarsi, ma così non fu e Serse decise di attaccare[107]. Attualmente, è prevalente tra gli storici l'opinione che Erodoto abbia compiuto un lavoro egregio nella sua Historia per quanto diversi dettagli cronologici o inerenti al numero delle forze in campo siano enfatizzati o comunque dovrebbero essere visti con scetticismo[4][5] Gran parte di ciò che Diodoro scrive a proposito di questo periodo è tratto dagli scritti di Eforo, uno storico greco molto antecedente, che ha anche scritto una storia universale. Una volta pacificata la regione, gli Ateniesi fecero ritorno in patria portando i cavi del ponte di barche di Serse come trofei[142]. Le città-stato ancora governate da sistemi tirannici condussero ognuna per proprio conto l'annessione all'Impero persiano, la sola Mileto riuscì a imporre le proprie pretese. Nel 492 a.C. Dario inviò il proprio genero, Mardonio[56] a completare la sottomissione della Tracia, che era nominalmente parte dell'impero persiano dal 513 a.C.[57]. Ma chi vinse le guerre persiane? Poco dopo la vittoria di Micale, la flotta alleata salpò per l'Ellesponto per abbattere i ponti di barche, ma, una volta giunta, scoprì che ciò era già stato fatto dai Persiani: i peloponnesiaci, pertanto, tornarono a casa mentre gli Ateniesi rimasero e conquistarono senza colpo ferire il Chersoneso Tracico[138]. Mardonio, nel frattempo, decise di rimanere in Tessaglia, conscio che attaccare l'Istmo sarebbe stato inutile; dal canto loro, gli alleati decisero di non inviare alcun esercito al di fuori del Peloponneso[123]. Atene in questo periodo era guidata da Pericle, il quale rafforzò la classe mercantile, e si oppose a Sparta e ai suoi alleati.Egli diede impulso alla cultura, alle arti e, […] Tuttavia le conseguenze dell'assedio si sarebbero rilevate problematiche per Pausania, ma ciò non è chiaro anche poiché Tucidide fornisce assai pochi dettagli[145]: infatti, Pausania, con la sua arroganza e i suoi arbitri (Tucidide usa il termine "violenza") riuscì ad allontanare molti dei contingenti alleati[144][145][146]. In seguito, però, le città ioniche caddero sotto l'influenza del Regno di Lidia quando Aliatte II, dopo aver attaccato la città di Mileto, principale centro di potere della Ionia, stipulò un trattato di pace con cui, riconoscendo l'autonomia di Mileto, la obbligava ad adottare una politica estera vicina agli interessi della Lidia[20]; infatti, quando Aliatte dichiarò guerra ai Medi, i Milesi inviarono un esercito in sostegno del re finché non fu raggiunto un accordo che rendeva il fiume Halys confine tra i due regni[21]. Nel 478 a.C. gli alleati decisero di inviare una flotta comune composta da 50 navi, trenta Ateniesi e venti del Peloponneso, con l'appoggio di numerosi alleati e sotto il comando di Pausania: secondo Tucidide, la flotta navigò fino a Cipro e sottomise la maggior parte dell'isola[143]. Queste opere non sono considerate affidabili (soprattutto Ctesia), e non sono particolarmente utili per ricostruire la storia di questo periodo. Gli Spartani tentarono di mantenere il comando ed inviarono Dorcide con una piccola forza per sostituire Pausania, ma gli alleati si opposero e lo indussero a tornare indietro[146]. Periodizzare le fasi della guerra del Peloponneso. ... Il mondo greco, dalle origini alle guerre persiane. Dopo aver conquistato la maggior parte della Grecia, Serse intendeva distruggere quanto prima la flotta alleata in modo da indurre le città che ancora resistevano alla resa[114]; viceversa, Temistocle si proponeva, sconfiggendo la flotta persiana, di impedire ogni ulteriore progresso del nemico[115]. A Sparta la situazione era ancor più complessa in quanto il re Demarato, appartenente alla casa degli Euripontidi, su impulso del coreggente agiade Cleomene I fu deposto nel 491 a.C. e sostituito dal cugino Leotichida. Sparta ed Atene divennero così i poli intorno ai quali si organizzò la vita politica greca: intorno alla prima si aggregarono i regimi oligarchici, intorno all'altra i regimi democratici. Il successo fu di breve durata poiché un residente del luogo, Efialte di Trachis, rivelò a Serse l'esistenza di una mulattiera di montagna che avrebbe permesso alle truppe persiane di aggirare lo schieramento greco. La battaglia di Salamina in Cipro segnò, infine, la fine delle ostilità tra la Lega di Delo e la Persia e, quindi, anche la fine delle Guerre persiane[157]. Il terzo giorno i Greci uscirono dal muro per incontrare i Persiani ed infliggere loro il maggior numero di perdite ed alla fine furono tutti o uccisi o catturati[109]. Nel 490 a.C. Dati e Artaferne (figlio dell'omonimo satrapo) ricevettero il comando per la seconda spedizione, che comprendeva la forza congiunta dell'esercito e della marina persiana[60]. Fallito l'assedio, le truppe alleate dovettero subire il contrattacco persiano, guidato da Megabizo, e furono a loro volta assediati per oltre diciotto mesi sull'isola di Prosopitide sul Nilo[153].finché furono annientati allorché Megabizo riuscì a drenare il fiume ed occupare la piazzaforte ateniese[154]. Mardonio ripeté l'offerta ai profughi ateniesi a Salamina, ma Atene, di concerto con Megara e Platea, inviò una delegazione a Sparta, minacciando di accettare i termini persiani se non avessero ricevuto aiuto; in risposta, Sparta radunò insieme alle altre città del Peloponneso un forte esercito per affrontare direttamente i Persiani[125]. Al suo ritorno ad Atene nel 461 a.C., Cimone venne colpito da ostracismo. Morto Mardonio, l'esercito persiano sbandò: solo quarantamila soldati riuscirono a fuggire attraverso la strada della Tessaglia; gli altri, che si erano rifugiati all'accampamento, furono tutti uccisi o catturati dai Greci vittoriosi[130][131]. In seguito, oltre allo speronamento, le forze navali più esperte iniziarono a praticare il diekplus che, probabilmente, consisteva nella distruzione della vela e nello speronamento laterale della nave[41]. La battaglia di Maratona segnò uno spartiacque nelle guerre greco-persiane poiché mostrò ai Greci che i Persiani potevano essere battuti ed evidenziò la superiorità degli opliti greci, pesantemente armati, rispetto alla fanteria leggera persiana. Il disastro, unito a un conflitto in corso in Grecia, dissuasero gli Ateniesi dal riprendere il conflitto contro la Persia[155]. Dopo il fallimento della prima invasione, Dario cominciò ad armare un secondo esercito, ma i suoi progetti furono interrotti[73] nel 486 a.C., quando l'Egitto si ribellò alla dominazione persiana ed il re morì di malattia nel corso della campagna, lasciando il trono al figlio Serse[74]. Poi, con il ritiro spartano dopo i fatti di Bisanzio, la leadership degli Ateniesi divenne esplicita e fu convocato un congresso delle città ioniche sull'isola sacra di Delo ove fu sancita una nuova alleanza che avrebbe continuato la lotta contro i Persiani e che, dal nome dell'isola, fu chiamata Lega di Delo: ogni città membro avrebbe fornito forze armate o pagato una tassa alla cassa comune e la maggior parte degli Stati optò per la tassa, Atene, invece, scelse di fornire la flotta[149]. Tuttavia il governatore persiano della piazzaforte, Artacite, non era pronto per un assedio, né aveva provveduto a rafforzare le posizioni: gli Ateniesi, quindi, poterono porre la città sotto un assedio che si trascinò per alcuni mesi, cagionando diversi malcontenti tra le truppe assedianti[140]. Dopo la vittoria sui Persiani, Atene e le città greche dell’Asia Minore formarono la lega delio-attica, per prevenire nuovi attacchi. La città di Atene, guidata da Cimone, corse in aiuto degli spartiati, nel nome dell'alleanza che aveva legato le Vinse Temistocle: Aristide fu ostracizzato e gli Ateniesi proseguirono il loro riarmo navale[92]. Inoltre, conscio dell'inferiorità navale, Serse temeva che gli alleati potessero salpare per l'Ellesponto, tagliare il ponte di barche e quindi isolarlo[120], pertanto ordinò a Mardonio di restare con una parte dell'esercito mentre egli si ritirava in Asia[121]. Scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.I testi seguenti sono di proprietà dei rispettivi autori che ringraziamo per l'opportunità che ci danno di far cono… In estrema sintesi, le fonti antiche quindi non sono d'accordo né sull'esistenza né tanto meno sulla datazione di un trattato di pace (o comunque di una pace non ufficiale). Ad Atene il rifiuto di Sparta suonò come un affronto e l'alleanza che legava le due città venne infranta. 2.Causa profonda: interessi economici. In ogni caso, nel 477 a.C. Pausania fece ritorno come comune cittadino a Bisanzio, dove prese il comando della città finché non fu espulso dagli Ateniesi; attraversato il Bosforo, si stabilì a Colone nella Troade. Alcuni storici antichi successivi, a partire da Tucidide, criticarono Erodoto. [11][12], In ogni caso, il racconto di Tucidide può essere, ed è, utilizzato dagli storici per elaborare una cronologia scheletro per il periodo, in cui i dettagli possono essere sovrapposti a partire dai documenti archeologici e da altri scrittori.[11]. Se anche tali punti di vista sono corretti come l'improvviso ritiro da Cipro sembra suggerire[166], resta da chiarire l'omissione di Tucidide: infatti, nel suo excursus sulla pentekontaetia, lo storico greco si era proposto di spiegare i motivi della ascesa ateniese di cui un tale trattato e la mancata cessazione degli obblighi degli alleati sono un passaggio assai rilevante[167].Peraltro, alcuni suggeriscono che ulteriori passaggi di Tucidide possono essere meglio interpretati se i si riferisse ad un accordo di pace preesistente[159] la cui esistenza, in conclusione, è estremamente dubbia. Tuttavia, per la sua strettezza, la posizione si prestava alla difesa[108] e le truppe greche, salde e ben protette dalla corazza, contrastarono vittoriosamente, per due giorni, gli assalti del nemico, compresi quelli della guardia scelta del Gran Re, gli Immortali. La prima guerra persiana Nel 490 a.C. i persiani si diressero verso l'Attica. Le mappe concettuali sulle guerre persiane riportate in questa pagina hanno come scopo quello di fornire un aiuto alla comprensione scolastica di questa serie di eventi. La pace finì quando, Ciro, sovrano dei Persiani, dopo aver annientato ed annesso il regno dei Medi fondando al suo posto l'Impero achemenide[23], volse lo sguardo verso il regno di Lidia ed attaccò Creso che subì una dura disfatta presso il fiume Halys e perse il regno in favore di Ciro[24][25]. Se tali termini fossero stati osservati dal re e dai suoi generali, gli Ateniesi non avrebbero potuto inviare truppe in terre governate dalla Persia. Lo scontro fu comunque molto violento e i Persiani ne subirono le conseguenze… Dopo sei giorni di cruento assedio, due cittadini di Eretria tradirono ed aprirono le porte della città che fu rasa al suolo, vide i propri templi e santuari bruciati e saccheggiati mentre la popolazione superstite fu ridotta in schiavitù[66]. Anche Diodoro è una fonte secondaria e spesso è deriso dagli storici moderni per il suo stile e per le sue imprecisioni, ma conserva molti dettagli del periodo antico che non sono trovati in nessun altro luogo. Pausania, che ancora controllava personalmente, dopo la vittoria su Mardonio, l'Asia Minore, venne richiamato in patria perchè era ormai ritenuto troppo potente. Dopo la battaglia di Salamina in Cipro, Tucidide fa più menzione di conflitto con i Persiani, affermando che i Greci fossero semplicemente tornati a casa[156]. Salpato dalla Cilicia, Dati veleggiò fino a Rodi, ove tentò senza successo[62] di conquistare Lindos, per poi avanzare fino a Nasso, allo scopo di punire la resistenza della città alla spedizione tentata dieci anni prima[63]. Maggiori dettagli sono, invece, forniti da Plutarco, nelle sue biografie di Temistocle, Aristide e soprattutto Cimone. Quanto a Pausania, infine, fu raggiunto a Colone da una nuova accusa di collaborazionismo e fu nuovamente richiamato a Sparta ove morì[147]. A destra: le città greche d’Asia Minore. Il bilancio delle guerre persiane e la lega di Delo. La terza sera i Greci ricevettero la notizia della sconfitta alle Termopili e decisero di ritirarsi a Salamina[111]. Nel 546 a.C. infatti, il suo predecessore Ciro il Grande, fondatore dell'impero, aveva sconfitto il re della Lidia, Creso, e i suoi territori, comprendenti le colonie greche della Ionia, furono incorporati all'Impero achemenide. ... Durante le guerre vengono spesso limitate o negate 4.1 la libertà personale. Nel 477 a.C., allo scopo di prevenire un'ulteriore spedizione dei Persiani alla conquista del suolo greco, venne organizzata una raccolta di contributi comuni che prese il nome di Lega di Delo, alla cui guida venne posto l'ateniese Aristide. Quasi tutte le fonti primarie riguardanti le guerre persiane sono greche, visto che non si è conservata alcuna testimonianza storica persiana. Durante l'inverno nacquero delle tensioni tra le varie poleis greche: gli Ateniesi, in particolare, non protetti dalla muraglia dell'Istmo ma la cui flotta era stata fondamentale, ritennero di essere stati trattati ingiustamente e si rifiutarono di aderire alla marina degli alleati in primavera[123]. Così, alla sua uscita di scena, fu Cimone, figlio di Milziade, a divenire la figura di riferimento più autorevole per la vita politica di Atene. Le città greche avevano saputoinfatti difendere la loro libertà, scrivendo alcune delle pagine più eroiche della storia universale. Nell'agosto del 480 a.C. le truppe di Serse giunsero alle porte delle Termopili in concomitanza sia dei i Giochi Olimpici sia della festa spartana della Carneia, durante la quale ogni attività militare era considerata sacrilega[105]. I Persiani sbarcarono praticamente senza colpo ferire e immediatamente posero sotto assedio la città. 3.Causa scatenante: appoggio greco alle colonie persiane rivoltose. From polis to empire, the ancient world, c. 800 B.C.–A.D. Holland assume una posizione più sfumata ammettendo un qualche tipo di tregua tra Atene e Persia senza alcun trattato definitivo autonomo[165]; Fine sostiene che il rifiuto di Callistene comunque non implica che non vi sia stato un altro trattato e aggiunge che Teopompo si fosse riferito ad un secondo negoziato con la Persia datato al 423 a.C.[159]. Citadel to City-State: The Transformation of Greece, 1200–700 B.C.E. Sparta, tuttavia, rifiutò l'aiuto, poichè temeva che gli Ateniesi si potessero alleare con i ribelli di Messene. L'anno seguente Demarato, costretto all'esilio, si rifugiò alla corte di Serse a Susa[73] divenendone il consigliere, che accompagnò nel corso della sua seconda invasione[94] anche se, secondo Erodoto, avvisò gli Spartani dei preparativi persiani, inviando loro un messaggio grattato sul supporto di legno di una tavoletta da scrivere ricoperta di cera[95]. La fanteria oplitica, infine, era coperta ai lati dalla fanteria leggera (psiloi) la cui importanza crebbe nel corso del conflitto tanto che a Platea costituivano oltre la metà dell'esercito greco[40]; non è riportata la presenza di unità di cavalleria negli eserciti greci. Tale contingente fu rafforzato dai soldati inviati dalle altre città del Peloponneso, dai Tessali, Arcadi, Beoti e Focesi[105] che, non appena giunti alle Termopili, provvidero a ricostruire il muro che i Focesi avevano eretto nel punto più stretto del passo ed attesero là l'arrivo di Serse[106]. Dopo le guerre persiane in Grecia: - si definiscono il ruolo e la posizione di Atene e Sparta: spartizione delle aree di influenza e crescente rivalità tra le due città; iloti ed i Messeni ne approfittarono per entrare in una rivolta di notevoli dimensione, cui fu posto nome di terza guerra messenica. I coloni provenivano da tre gruppi tribali ovvero gli Eoli, gli Ioni e i Dori[17]: tra di essi, si distinguevano gli Ioni i quali, insediandosi sulle coste della Lidia e della Caria, avevano fondato le dodici città di Mileto, Miunte, Priene, Efeso, Colofone, Lebedo, Teo, Clazomene, Focea, Eritre, Samo e Chio[18]. Alla morte di Aliatte II, suo figlio e successore, Creso, intraprese una campagna militare contro le altre città-Stato greche in Asia Minore ottenendone la sottomissione e sancendo un periodo di pace[22]. La cronologia degli eventi non è chiara ma è possibile che Pausania sia rimasto in possesso di Bisanzio fino al 470 a.C.[147]. Pertanto gli Ioni e gli altri alleati chiesero agli Ateniesi di assumere il comando della spedizione ed essi acconsentirono mentre gli Spartani decisero di mettere sotto processo lo stesso Pausania per tradimento; sebbene fosse assolto, la sua reputazione fu macchiata né fu ripristinato al comando[146]. Dopo una dura resistenza, finirono le scorte di viveri e i Persiani fuggirono di notte lasciando che gli Ateniesi prendessero possesso della città il giorno seguente[141]. Serse inviò la marina persiana che ingaggiò un duro combattimento con quella greca. Quando gli venne rivolta l'accusa di tradimento, egli cercò rifugio nel tempio di Atena, dove però venne rinchiuso e lasciato morire di fame. L'esercito greco, al comando del generale spartano Pausania, reggente per conto del re Plistarco, occupò le alture presso Platea per essere meno esposto alla cavalleria nemica[127]. Bisogna, inoltre, notare che tale forma di governo era in declino[31]; in sintesi, alla vigilia delle guerre greco-persiane, la popolazione ionica era scontenta e pronta a ribellarsi[32]. All'inizio del conflitto, entrambe le forze navali si basavano sulla trireme, vascello da guerra a tre banchi di remi dotate di uno sperone a prua che consentiva l'unica manovra allora concepita ovvero lo speronamento della nave avversaria (le triremi greche erano, inoltre, dotate di un ariete fuso in bronzo a prua allo scopo di facilitare l'azione) per consentire ai fanti imbarcati di prendere possesso di quanto sarebbe rimasto della nave avversaria[41].
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